Raku? Cos'è?
| "Gioire il giorno"
secondo molti dovrebbe essere la traduzione dell'ideogramma qui sotto, ma
si tratta di una errata interpretazione. Raku, in realtà deriva da Juraku, nome del castello del governatore che consegnò a Chojiro il sigillo con l'ideogramma. |
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| Nel
XVI secolo nei dintorni di Kyoto, Chojiro, un ceramista che aveva appreso, forse
dai cinesi, tecniche di decorazione a smalto, iniziò a fabbricare tazze
da usare nel cha-no-yu, la cerimonia del tè, strettamente legata a quella
visione della vita, di derivazione buddista,che in Giappone prende il nome
di "Zen". La sua particolare tecnica di cottura (= yaki) fu da allora detta Raku Yaki, cioè "cottura Raku".Dopo l'atto rituale della consegna del sigillo, Raku divenne il nome della famiglia di Chojiro, che tramandò i segreti di questa tecnica fino ad oggi, alla quindicesima generazione. |
![]() Raku Yaki |
La moderna ceramica occidentale ha studiato ed acquisito la tecnica raku giapponese, ma l'ha interpretata innestandola in contesti culturali, operativi ed estetici completamente diversi da quelli originari. La ritualità originaria evocata dagli oggetti raku permane, ma non cerca nello zen giapponese la propria legittimazione. Ma dove allora? |
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La decorazione Raku consiste nel controllare gli effetti prodotti dallo shock termico sugli smalti in oggetti estratti incandescenti dal forno. Ma questa operazione concreta acquisisce un importante significato culturale, perché capovolge il nostro atteggiamento nei confronti della materialità dell'opera, non più "oggetto" passivo ma fonte attiva di produzione di stimoli estetici. |
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